venerdì 24 maggio 2013

The recipe-tionist di Maggio: le ginevrine di Loredana



Non ci posso credere, ma, se pur all'ultimo momento, siamo riusciti a partecipare al The recipe-tionist di Flavia. Erano alcuni mesi che mi ripromettevo di partecipare, ma presa sempre da mille impegni,  rinviavo alla tornata successiva.
Questa volta ce l'ho fatta e sono felicissima di essere rientrata nel gioco proprio questo mese in cui il blog ospitante è quello di Loredana.
Visitando il blog "la cucina di mamma Loredana" ho trovato tantissime ricette che mi piacevano, ma una in particolare mi ha colpita al cuore: le Ginevrine.
Essendo anche io una figlia degli anni '70, ho ben in mente di quando andavo con mia nonna a fare la spesa e lei mi compreva le caramelle ed altre leccornie, come i cannellini, confettini con il pezzetto di cannella all'interno, oppure questi zuccherini che io amavo alla follia. Non dimenticherò mai i vasi in cui il negoziante aveva riposto le ginevrine, cosi deliziosamente colorate di tonalità pastello.
Nella loro infinita semplicità sono buonissime e sono amate da grandi e piccini. Si possono colorare con dei coloranti oppure semplicemente acquisire il colore dello sciroppo utilizzato per aromatizzarle, o possono presentarsi semplicemente bianche.
Loredana le ha preparate con dello sciroppo di ciliegie, dando loro un colore rosa, io invece ho deciso di prepararle in tre gusti e quindi tre colori differenti: bianco, verde e rosa.
Ho ottenuto le Ginevrine bianche aggiungendo del latte di mandorle (circa 2 cucchiai), quelle verdi aggiungendo lo sciroppo di menta (quello che si usa d'estate per preparare le bibite alla menta) ed infine quelle rosa con qualche goccia di essenza di rosa.
Il risultato...lascio a voi giudicare ;-)


Le Ginevrine (ricetta di Loredana)
Ingredienti:
200 g di zucchero semolato
22 g di acqua
aroma
colorante (facoltativo)

Versare in un pentolino lo zucchero e l'acqua, porre su fuoco dolce e far sciogliere fino a quando non si avrà uno sciroppo, ma non un caramello.
Aggiungere l'aroma o lo sciroppo aromatizzato.
Lasciar cadere delle gocce su carta forno, effettuare quasta operazione velocemente, in quanto tende a cristallizzare rapidamente.
Far asciugare per 24 ore e conservare o consumare.
Note mie: per ottenere delle Ginevrine dalla forma tondeggiante regolare, non fare cadere le gocce dall'alto, ma avvicinando il cucchiaio alla carta da forno, in modo da "poggiare" le gocce di sciroppo.


Non immaginate quanto sia stata contenta di riprovare e di aver preparato io stessa questi zuccherini che mi ricordano la mia infanzia.

Con questa ricetta partecipo al The recipe-tionist di Maggio di Flavia



Anna Luisa

martedì 21 maggio 2013

MTchallenge di Maggio: la taieddhra in versione campana


Qualche giorno fa meditavo sul fatto che in Italia ci sia una cucina che è risaputamente una delle migliori al mondo (se non la migliore). In genere però all'estero sono conosciuti ben pochi piatti del Bel Paese e forse anche abbastanza banali se confrontati con tutti quelli che realmente esistono (solo a pensare ai piatti campani, me ne vengono in mente tanti che si potrebbe scrivere un bel libro grande).
In realtà ogni regione ha una tradizione culinaria molto sviluppata e che si diversifica profondamente da quella delle altre.
Purtroppo anche noi italiani non siamo a conoscenza di quanti piatti esistano ed andare in un'altra regione per me signifca spesso fare enormi scoperte anche a livello culinario e tornare a casa arricchita da una conoscenza di nuovi sapori e di diversi metodi di cottura, oltre che di nuovi ingredienti.
Il piatto che questo mese è stato scelto da Cristian per l'MTchallenge, è un piatto che mi ha sempre incuriosito, ma che non avevo mai avuto modo di preparare: la taieddhra. Cristian ce la propone secondo la tradizione della sua famiglia. E' chiaro che semplicemente spostandosi di città, quartiere e probabilmente anche solo di pianerottolo, ci si può trovare di fronte a versioni che differiscono anche sensibilmente l'una dall'altra, come sempre accade nei piatti di tradizione regionale.
La caratteristica del piatto, a parte la stratificazione degli ingredienti, è la cottura in una teglia di coccio, la tiella, direttamente in forno. Ovviamente per permettere la cottura degli ingredienti, in particolare di patate e riso, la cottura viene fatta a fuoco basso, 160°C, per un tempo lungo, più di un'ora.
Come sempre, ho cercato di partire dalla versione base, cercando di darle un tocco personale che però si sposasse bene col procedimento di cottura e con l'impostazione base della ricetta, come prevedono le regole del gioco che consentono di riprodurre la ricetta tale e quale o, fermi restando dei paletti, di apportare delle modifiche.
La nostra interpretazione della taieddhra prevede la sostituzione delle cozze, presenti nella versione originale, con delle vongole veraci e dei fasolari, oltre all'aggiunta di pezzettini di provola affumicata, tipico latticino delle nostre parti, simile alla mozzarella ma in versine affumicata, al posto del formaggio grattugiato, così da donare l'effetto "filante" a questo piatto ed un sapore leggero di affumicato.
Il risultato è stato decisamente sorprendente e per avermi fatto scoprire un piatto nuovo per me, ma che appartiene alla tradizione italiana, devo ringraziare Cristian e l'MTchallenge.



Ricopio la ricetta di Cristian indicando le modifiche che abbiamo apportato.

La taieddhra con vongole, fasolari e provola

300 g di riso carnaroli
400 g di patate (circa due patate di media grandezza)
1 chilo di vongole veraci
500 g di fasolari
100 g di cipolla (circa una cipolla di media grandezza)
300 g di zucchine (circa 3 zucchine di media grandezza)
4 pomodorini ciliegino o 1 pomodoro grande
50 g di provola affumicata tagliata a pezzettini
olio extravergine d’oliva (possibilmente pugliese)

Preparate i frutti di mare: dopo averli lasciati qualche ora in acqua e sale, sciacquarli bene e metterli in un tegame coperto senza aggiungere acqua. Man mano che si cuoceranno, si apriranno le valve e verrà prodotta dell'acqua che poi servirà per la cottura del nostro piatto finale.
Sgusciate i frutti di mare e tenete da parte la loro acqua di cottura.
Preriscaldate il forno a 160°.
Pulite tutte le verdure, sbucciate le patate e le cipolle, lavate zucchine e pomodori. Tagliate le patate, le zucchine e le cipolle a rondelle molto sottili, dello spessore di circa uno o due millimetri, aiutandovi con una mandolina o un robot da cucina e mescolatele tutte insieme condendole con un po’ d’olio.
Ungete il fondo della teglia con un po’ d’olio e fate uno strato con metà delle verdure.
Sciacquate velocemente il riso in una scodella piena d’acqua, scolatelo e mettetelo nella teglia sopra lo strato di verdure livellandolo bene, dovrà formare uno strato molto sottile giusto a ricoprire leggermente le verdure, perché durante la cottura gonfierà abbastanza.
Mettete sopra al riso i pomodorini tagliati a pezzettini e quindi i frutti di mare e poi tutta la loro acqua.
Fate uno strato con metà della provola affumicata e fate un altro con le verdure rimaste. Se fosse necessario e l’acqua dei frutti di mare non fosse sufficiente (e normalmente è così), versate ancora un po’ d’acqua nella teglia, in maniera tale che arrivi proprio a filo dell’ultimo strato di verdure. Mi raccomando non mettete sale perché l’acqua delle vongole è salata di suo.
A questo punto spolverate con la provola rimasta e versate ancora un po' d'olio.
Infornate la teglia e fate cuocere a 160° per un’ora, un’ora e mezza, dipende dal forno (io l'ho cotta 1h e 15 min), fino a che si sarà formata una bella crosticina dorata in superficie. Eventualmente nell’ultimo quarto d’ora di cottura alzate la temperatura del forno a 200°.


A noi è piaciuta tantissimo.
Ed ora so già quale piatto preparerò la prossima Vigilia di Natale.

Anna Luisa e Fabio




lunedì 20 maggio 2013

Amsterdam e Olanda (terzo giorno)


Avendo visto le previsioni del tempo che ci aspettavano poco prima di partire, abbiamo deciso di dedicare il venerdì alla "gita fuori porta". Vogliamo infatti andare a vedere un parco pieno di fiori nella zona di Lisse, area dedicata alla coltivazione dei fiori, il Keukenhof, quella che sembra una deliziosa cittadina, Delft e poi dedicarci infine alla città di Haarlem, se ne rimarrà il tempo.
A colazione ancora non risultiamo sulla lista di coloro che ce l'hanno compresa e siamo costretti a rispiegare tutta la situazione, sperando di esserci l'indomani (illusi).
Prendiamo quindi il treno che ci porta all'aeroporto dove dobbiamo ritirare l'auto che come al solito abbiamo prenotato tramite Rentalcars (ex enoleggioauto), presentiamo tutti i documenti e qui riceviamo una inaspettata quanto sgradita sorpresa, ovvero non mi viene accettata la patente rinnovata a metà Marzo e regolarmente accompagnata dal certificato di idoneità che ne conferma la validità e fa le veci del talloncino che dopo un mese e mezzo deve ancora arrivare. Anche Anna Luisa è nella stessa situazione, non possiamo fare altro che andare via, con l'intenzione di farci poi restituire i soldi dal sito presso il quale abbiamo prenotato. Nonostante sul sito si parli genericamente di patente valida (e sfido chiunque a sostenere che la mia non sia valida potendo legalmente circolare), pur capendo il mancato noleggio, mi sarei aspettato almeno la restituzione dei soldi (pochi per fortuna! Ma non è tanto per quello, quandto per il danno da vacanza rovinata e per le spese aggiuntive che ho dovuto sostenere per ovviare al disagio creatomi). Invece niente, me li negano. E nonostante sia un cliente storico e abbia noleggiato tantissime volte con loro (oltre ad averli suggeriti a parenti ed amici, ma ora me ne guarderò bene, anzi, gli farò pessima pubblicità), e abbia noleggiato per un lungo periodo per la prossima estate, e sarà l'ultima volta (non voglio nemmeno pensare a cosa sarebbe successo se fosse capitato questa estate! Il che mi fa pensare che coloro ai quali scade la patente a Maggio/Giugno/Luglio non possono noleggiare un'auto, anche se l'abbiano correttamente rinnovata...) e abbia detto loro che mi sarei rivolto ad un legale, continuano a negarmi la restituzione dei soldi. Bene, cliente perso. La serietà delle aziende si dimostra non quando va tutto bene, ma quando il cliente ha un problema o è insoddisfatto. Io sono stato trattato malissimo, con risposte che mai hanno fatto riferimento alle mie precise domande.
E ora che si fa? Ragioniamo un po' cercando di mettere da parte la delusione e cerchiamo di riprogrammare la nostra giornata. Decidiamo così di rientrare ad Amsterdam e mentre siamo in treno ci pensiamo. Alla fine decidiamo di recarci ad Utrecht che possiamo raggiungere comodamente in treno dalla stazione centrale di Amsterdam. Ci sono molti collegamenti durante la giornata tra le due città e non dobbiamo aspettare molto per partire.
Arrivati ad Utrecht ci procuriamo una cartina della città, ci sono tre percorsi turistici segnalati e li percorriamo tutti. In realtà non è che ci sia tantissimo da vedere, a volte solo piccoli spunti, ma facciamo una bella passeggiata tra canali (vediamo anche un barcone con degli sposi e pochi intimi a festeggiare, una cosa romanticissima!), parchi e centro molto ben curato, ricco di localini e affollatissimo ad ora di pranzo. Facciamo una sosta anche noi da Stan & co prima di un ultimo giro e poi diritti alla stazione per tornare ad Amsterdam.













Nella piazza antistante la stazione ci rechiamo all'ufficio turistico per vedere se ci sono altri modi per visitare il Keukenhof. Avevamo visto che il treno non fermava lì, bisognava poi prendere un bus o da Leiden o da Lisse. Scopriamo che ci sono dei bus che ci arrivano direttamente e così prenotiamo un tour di 5 ore per il sabato mattina. Non amiamo molto questo genere di escursioni organizzate e stare costretti in degli orari programmati ma cerchiamo di salvare il salvabile (quelli dell'autonoleggio ci hanno fatto un danno mica da ridere!).
Dalla stazione ci dirigiamo verso la zona del porto oggetto di un attento e accurato lavoro di riqualificazione, ci sono splendidi edifici come la biblioteca o il Nemo di Renzo Piano.










Decidiamo di visitare questa parte della città. Superiamo alcuni ponti  mobili che permettono il passaggio lungo i canali di alcune imbarcazioni più grandi, costeggiamo l'artist royal zoo senza entrare, per giungere infine al KIT Tropenmuseum e all'adiacente parco Oosterpark. Qui siamo in una zona più periferica, ci sono pochi turisti, ma molti abitanti del quartiere che si godono il parco leggendo un libro, percorrendolo in bicicletta, facendo giocare i bambini o facendo un mini barbecue con gli amici. Usciti dal parco giungiamo fino al fiume Amstel, passiamo il Theater Carré, il Magere Bru (ponte mobile) e l'Hermitage Amsterdam ed arriviamo alla City hall. Ci concediamo una sosta al bar per una bibita dopo la lunga passeggiata (la città è enorme e le distanze non sono mai brevi a piedi, tenetelo presente).
Poco cammino ancora ci separa dalla casa più storta di Amsterdam (che è un bar; ce ne sono tantissime di case storte, ci si domanda come facciano a non cadere!), dalla Rembrant house e dall'animata Nieumarkt con il suo mercato e i tanti tavolini all'aperto. C'è anche una troupe che sta riprendendo la scena di un film o di un telefilm, non lo sapremo mai. Mi viene la battuta che quando si gira una pellicola ad Amsterdam, sembra di stare a Cannes (mi scuso con chi l'ha capita per il pessimo livello. Meglio per chi non l'ha capita). Siamo praticamente alle spalle di una strada che è la Chinatown della città. E' piena di ristoranti asiatici, ce n'è per tutti i gusti. Ci facciamo tentare ancora una volta e la scelta cade su A fusion dove mangiamo bene.




















Mentre Anna Luisa torna in hotel per uno shampoo, io raggiungo la vicina piazza Dam per fotografarla al tramonto. Purtroppo non ci sarà quasi e così rientro in hotel a prendere Anna Luisa per una passeggiata notturna prima verso Rembrantplein con le sue belle statue e gli affollatissimi localini che danno sulla piazza, poi verso piazza Dam sulla quale è sceso il buio della notte.













Andiamo a riposare, l'indomani ci attende la tanto attesa gita fuori porta ed un ultimo giro in città per approfondire alcune zone che ancora non abbiamo visitato.

Fabio